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Strategia

39. Destagionalizzazione turistica: che cos'è e come si misura

Definizione, sei indicatori confrontabili fra paesi (quota dei mesi di punta, Gini, mesi vuoti) con un esempio svolto passo per passo, i dati di Europa, Giappone, Argentina e Australia, i limiti dei dati e che cosa fanno davvero le politiche pubbliche

Intermedio 24 min di lettura

Redazione di Play the Event Pubblicato il Aggiornato il

Ad agosto si rifiutano prenotazioni, a gennaio si pagano affitto e personale con le serrande mezze abbassate. Chi gestisce un albergo, un ristorante, un ufficio turistico o una festa di paese conosce bene questa altalena. La destagionalizzazione turistica è il lavoro per renderla meno ripida: distribuire i flussi di visitatori in modo meno concentrato nei mesi (e nei luoghi), così che strutture, servizi e lavoro restino attivi più a lungo durante l'anno.

Questa guida spiega che cosa vuol dire, come si misura in modo confrontabile fra paesi, che cosa dicono i dati ufficiali in Europa, in Asia, in America Latina e in Oceania, quali limiti hanno quei dati e che cosa le politiche pubbliche fanno davvero. Ogni numero ha accanto la sua fonte.

In breve

  • La stagionalità turistica è la concentrazione dei flussi in alcuni periodi dell'anno. UN Tourism la tratta come una delle sfide principali per imprese e comunità locali (proposta di indicatori MST, 2023).
  • Si misura con indicatori semplici e confrontabili: la quota dei due mesi di punta sulle notti dell'anno e il coefficiente di Gini della distribuzione mensile, lo stesso usato da Eurostat.
  • Nel 2025 quasi un terzo delle notti nelle strutture ricettive dell'Unione europea è stato trascorso in luglio e agosto (Eurostat). Il Giappone, con lo stesso metodo, ha una distribuzione molto più piatta (calcolo sui dati del Japan Tourism Agency, 2024).
  • Nell'emisfero sud il calendario si capovolge: in Argentina i due mesi più forti del 2024 sono stati gennaio e febbraio (INDEC), in Australia gli arrivi dall'estero toccano il massimo a dicembre (ABS). Per questo gli indicatori parlano dei «due mesi più forti», non di luglio e agosto.
  • Destagionalizzare vuol dire soprattutto spostare una parte dei flussi dal picco ai mesi vicini, non promettere più visitatori. Gli eventi sono una delle leve citate dalle politiche pubbliche, ma non funzionano ovunque.

Che cos'è la stagionalità turistica?

Nelle proposte di indicatori per il quadro statistico sulla sostenibilità del turismo promosso da UN Tourism, l'indicatore di stagionalità «si riferisce alle variazioni degli arrivi di visitatori su un orizzonte temporale regolare e con frequenze regolari». Il documento aggiunge che la distribuzione disuguale dell'attività turistica è considerata in generale una delle sfide principali per imprese turistiche e comunità locali: nei mesi di picco affollamento, prezzi alti e infrastrutture insufficienti, nei mesi di spalla e di bassa stagione mancanza di servizi e di lavoro (UN Tourism, Measuring the Sustainability of Tourism: Proposals for a set of indicators, settembre 2023). Il quadro statistico (SF-MST) è stato adottato dalla Commissione statistica delle Nazioni Unite nella 55ª sessione, dal 27 febbraio al 1° marzo 2024 (UN Tourism, 5 marzo 2024).

Due precisazioni evitano molti equivoci:

  • Stagionalità non è un difetto in sé. Il mare d'estate e la neve d'inverno sono motivi di viaggio veri. Il problema nasce quando la concentrazione è così forte che d'estate i servizi non bastano e d'inverno chiudono.
  • «Destagionalizzazione» ha due significati. Nel turismo indica le azioni che distribuiscono i flussi nell'anno. In statistica indica una tecnica che toglie da una serie storica gli effetti stagionali ricorrenti, per vedere meglio la tendenza (Eurostat, glossario). In questa guida usiamo sempre il primo significato.

Che cosa si conta: notti, arrivi, visitatori

Prima di misurare la stagionalità bisogna scegliere che cosa contare. Le definizioni internazionali sono quelle delle Raccomandazioni ONU sulle statistiche del turismo (IRTS 2008) e, in Europa, dei glossari Eurostat:

GrandezzaDefinizione ufficialePerché conta per la stagionalità
Notti trascorse (in Italia «presenze»)Ogni notte che un ospite, residente o non residente, trascorre davvero in una struttura ricettiva (Eurostat)È la misura usata da Eurostat per la stagionalità: pesa anche la durata dei soggiorni
ArriviUn turista che arriva in una struttura ricettiva, cioè un check-in (Eurostat)Conta le persone, non i giorni: un weekend e una settimana valgono uno
Visitatore, turista, escursionistaVisitatore è chi viaggia fuori dal proprio ambiente abituale per meno di un anno; è turista se pernotta, escursionista se no (IRTS 2008, paragrafi 2.9 e 2.13)Le statistiche delle strutture ricettive vedono solo i turisti che dormono lì, non chi viene in giornata
Tasso netto di occupazione dei lettiNotti del periodo divise per i letti offerti, al netto delle chiusure stagionali, per cento (Eurostat)Dice quanto si riempie ciò che è aperto; da solo non dice quanto resta chiuso d'inverno

La conseguenza pratica: una sagra di un giorno che porta molte persone del circondario può non lasciare traccia nelle notti trascorse. Chi vuole misurare l'effetto degli eventi deve sapere che cosa la sua fonte vede e che cosa no.

Come si misura la stagionalità, in modo confrontabile fra paesi?

Servono numeri che un albergo di montagna, una provincia costiera e un paese intero possano calcolare nello stesso modo. I tre indicatori che seguono partono tutti dalle dodici cifre mensili delle notti trascorse.

1. La quota dei due mesi di punta

È la percentuale delle notti dell'anno trascorse nei due mesi più forti. Eurostat la usa nei confronti fra regioni europee: «la quota dei due mesi più forti sul numero annuo di notti trascorse», di solito luglio e agosto (Eurostat, stagionalità a livello regionale). La proposta di UN Tourism usa la stessa idea sugli arrivi dall'estero, con i mesi o il trimestre di punta (UN Tourism, 2023). Con dodici mesi perfettamente uguali la quota vale 16,7% (2 diviso 12); più sale, più l'anno è concentrato.

2. Il coefficiente di Gini della stagionalità

Eurostat lo descrive così: misura la differenza fra la quota cumulata delle notti mensili, ordinando i mesi dal più debole al più forte, e la distribuzione che si avrebbe senza stagionalità, cioè con le notti divise in parti uguali sui dodici mesi (Eurostat). Vale 0 quando ogni mese pesa uguale; con dodici mesi il massimo teorico è 11/12, circa 0,917, quando tutte le notti cadono in un solo mese.

La formula pratica, che con i dati Eurostat restituisce gli stessi valori pubblicati (Unione europea 0,25 e Croazia 0,59 nel 2025, verificato dalla redazione il 1° ottobre 2026), è:

G = Σ (2i - n - 1) × xi / (n × Σ x), con i mesi ordinati dal più piccolo (i = 1) al più grande (i = 12) e n = 12.

È la forma non corretta del Gini, quella che usiamo in tutta la guida. Esiste anche una forma «corretta», che moltiplica il risultato per n/(n - 1), cioè per 12/11, e porta il massimo a 1: è legittima, ma dà valori più alti (nell'esempio qui sotto 0,442 invece di 0,405) e non coincide con le cifre pubblicate da Eurostat. Prima di confrontare due Gini, controlla che siano calcolati nella stessa forma.

3. Il rapporto fra picco e media

Il mese più forte diviso per il mese medio. È l'indicatore più facile da spiegare in una riunione: «ad agosto lavoriamo 2,8 volte un mese normale». Non è un indicatore ufficiale Eurostat, ma si calcola dagli stessi dati.

4. La quota dei tre mesi di punta

È la stessa idea della quota dei due mesi, allargata ai tre mesi più forti. L'OCSE la usa nel rapporto del 2026 per confrontare i paesi membri: «le notti turistiche dei tre mesi di punta come quota delle notti turistiche totali», con dati del 2024 (OCSE, Tourism Trends and Policies 2026). Con dodici mesi uguali vale 25%. Secondo il rapporto, nei paesi OCSE circa il 40% delle notti cade nei tre mesi di punta; fra i paesi meno stagionali cita Giappone (28%), Messico, Stati Uniti e Colombia (29%) e Corea (30%), mentre in Norvegia (59%), Grecia (52%), Svezia (51%) e Slovenia (50%) più della metà delle notti dei visitatori dall'estero si concentra in tre mesi.

5. Il coefficiente di variazione

Dice quanto i mesi si allontanano in media dal mese medio: è la deviazione standard dei dodici valori divisa per la loro media. Vale 0 con dodici mesi uguali e cresce senza un tetto fisso. C'è una scelta da dichiarare: la deviazione standard si può calcolare dividendo per 12 (deviazione «di popolazione») o per 11 (deviazione «campionaria»). Noi dividiamo per 12, perché i dodici mesi sono l'anno intero, non un campione di mesi. Con l'altra scelta lo stesso anno dà un valore più alto di circa il 4,4% (la radice quadrata di 12/11): due coefficienti calcolati in modo diverso non si confrontano.

6. I mesi vuoti

È l'indicatore più vicino alla domanda di chi deve decidere se restare aperto. Chiamiamo «vuoto» un mese che pesa meno di 1/24 delle notti dell'anno, cioè meno della metà di quanto peserebbe in un anno senza stagionalità (1/12). La soglia è una convenzione nostra e la dichiariamo come tale: serve a contare nello stesso modo, in ogni paese, quanti mesi restano sotto il minimo. Con i dati Eurostat del 2025 l'Unione europea nel suo insieme non ha mesi vuoti, l'Italia ne ha uno, la Croazia sette (calcolo della redazione su tour_occ_nim).

Le convenzioni di questa guida, in una tabella

IndicatoreCome lo calcoliamoDa dove viene
Quota dei due mesi di puntaNotti dei due mesi più forti divise per le notti dell'anno. È l'indicatore principaleEurostat
Quota dei tre mesi di puntaNotti dei tre mesi più forti divise per le notti dell'anno. È l'indicatore secondarioOCSE
GiniForma non corretta, mesi ordinati dal più debole; va da 0 a 11/12Eurostat
Coefficiente di variazioneDeviazione standard di popolazione (divisa per 12) divisa per la mediaConvenzione dichiarata
Picco su mediaMese più forte diviso per la media mensileDescrittivo, non ufficiale
Mese vuotoMese che pesa meno di 1/24 delle notti dell'annoConvenzione nostra

Un esempio svolto, passo per passo

Prendiamo una località immaginaria con queste notti mensili (esempio didattico, non dati reali): gennaio 200, febbraio 220, marzo 300, aprile 450, maggio 600, giugno 900, luglio 1.600, agosto 1.900, settembre 800, ottobre 400, novembre 250, dicembre 380.

Passo 0 - controlla i dati prima di calcolare. Servono dodici mesi dello stesso anno, della stessa fonte e con la stessa definizione (qui: notti trascorse in tutte le strutture ricettive). Se manca un mese, l'indicatore non si calcola: un mese stimato a occhio sposta il risultato più di quanto sembri. Se la fonte pubblica anche una serie «destagionalizzata», usa quella originale: la serie destagionalizzata ha tolto proprio l'andamento che vuoi misurare.

Passo 1 - totale e media. 200 + 220 + 300 + 450 + 600 + 900 + 1.600 + 1.900 + 800 + 400 + 250 + 380 = 8.000 notti. Media mensile: 8.000 / 12 = 666,7.

Passo 2 - quota dei due mesi di punta. I due mesi più forti sono agosto (1.900) e luglio (1.600): (1.900 + 1.600) / 8.000 = 3.500 / 8.000 = 43,75%, contro il 16,7% di un anno piatto.

Passo 3 - quota dei tre mesi di punta. Si aggiunge il terzo mese più forte, giugno (900): (1.900 + 1.600 + 900) / 8.000 = 4.400 / 8.000 = 55,0%, contro il 25% di un anno piatto.

Passo 4 - picco su media. 1.900 / 666,7 = 2,85: ad agosto si lavora quasi tre volte un mese medio.

Passo 5 - Gini. Si ordinano i mesi dal più piccolo al più grande, si moltiplica ciascuno per il suo peso (2i - 13) e si tiene accanto la quota cumulata, che serve al passo 6:

iNotti (ordinate)Peso 2i - 13ProdottoQuota cumulata
1200-11-2.2002,5%
2220-9-1.9805,2%
3250-7-1.7508,4%
4300-5-1.50012,1%
5380-3-1.14016,9%
6400-1-40021,9%
7450145027,5%
860031.80035,0%
980054.00045,0%
1090076.30056,2%
111.600914.40076,2%
121.9001120.900100,0%

La somma dei prodotti è 38.880: le righe negative fanno -8.970, quelle positive 47.850. Il Gini è 38.880 / (12 × 8.000) = 38.880 / 96.000 = 0,405.

Passo 6 - controllo con la curva di Lorenz. La colonna «quota cumulata» è la curva di Lorenz dell'anno: dice quanta parte delle notti fanno i mesi più deboli messi insieme. I valori esatti sono 2,5 + 5,25 + 8,375 + 12,125 + 16,875 + 21,875 + 27,5 + 35 + 45 + 56,25 + 76,25 + 100 = 407, cioè 4,07 in forma decimale. Il Gini si ricava anche così: G = 1 + 1/12 - (2/12) × 4,07 = 1,0833 - 0,6783 = 0,405. Se i due metodi danno lo stesso numero i conti sono giusti; se non tornano, di solito un mese è stato ordinato male. La stessa colonna mostra il senso dell'indicatore: i sei mesi più deboli insieme fanno il 21,9% delle notti, contro il 50% che farebbero senza stagionalità.

Passo 7 - coefficiente di variazione. Per ogni mese si calcola la distanza dalla media (per esempio agosto: 1.900 - 666,7 = 1.233,3), la si eleva al quadrato e si sommano i dodici quadrati: 3.394.466,7. Diviso per 12 fa 282.872,2, la varianza di popolazione; la sua radice quadrata, 531,9, è la deviazione standard. Il coefficiente di variazione è 531,9 / 666,7 = 0,80.

Passo 8 - mesi vuoti. La soglia è 8.000 / 24 = 333,3 notti. Sotto ci sono gennaio (200), febbraio (220), marzo (300) e novembre (250): quattro mesi vuoti. Dicembre (380) è appena sopra.

Come leggere i risultati insieme. Quota dei due mesi al 43,75%, Gini a 0,405 e quattro mesi vuoti descrivono una località con una sola stagione forte e un inverno quasi fermo: un profilo più concentrato di quello di Italia e Francia e meno di quello della Grecia (tabella più sotto). Per decidere se un evento in bassa stagione ha senso, il numero più utile è l'ultimo: quanti mesi stanno sotto la soglia, e se in quei mesi strutture e servizi sono aperti.

In un foglio di calcolo bastano quattro colonne: i valori ordinati, il peso (2 × riga - 13), il prodotto e la quota cumulata. Il Gini è la somma dei prodotti divisa per 12 volte il totale; le quote dei mesi di punta si leggono nelle ultime righe dell'elenco ordinato.

Che cosa l'indicatore non può dirti

Spostiamo 300 notti da agosto: 150 ad aprile e 150 a ottobre. Il totale resta 8.000, la quota dei due mesi di punta scende al 40,0% e il Gini a 0,371. Ora invece aggiungiamo 300 notti nuove a ottobre senza toglierle ad agosto: totale 8.300, quota dei due mesi di punta 42,2%, Gini 0,394. In entrambi i casi gli indicatori scendono, ma nel primo nessun visitatore in più, nel secondo sì. Il Gini descrive la forma dell'anno, non dice se la domanda è nuova o spostata, né se un evento ne è la causa.

Che cosa dicono i dati: Europa, Italia, Giappone

La tabella confronta alcuni paesi con gli stessi indicatori, calcolati dalla redazione sui dati mensili Eurostat (tabella tour_occ_nim, tutte le strutture ricettive, aggiornata il 1° ottobre 2026) e, per il Giappone, sui dati mensili ufficiali del Japan Tourism Agency (valori definitivi del 2024, pubblicati il 27 giugno 2025).

PaeseAnnoQuota luglio + agostoGiniPicco su media
Croazia202554,5%0,5873,38
Grecia202541,6%0,4892,61
Francia202536,0%0,2912,32
Italia202434,5%0,3022,17
Unione europea (27)202531,2%0,2491,95
Spagna202527,6%0,2171,75
Germania202524,1%0,1681,49
Giappone202418,7%0,0521,21

Tre letture utili:

  • In Europa l'estate pesa molto. Eurostat scrive che nel 2025 quasi un terzo delle notti nell'Unione è stato trascorso in luglio e agosto: agosto da solo il 16% (501 milioni), luglio il 15% (460 milioni). I campeggi sono i più concentrati: il 63% delle loro notti annue nel terzo trimestre 2025, contro il 36% degli alberghi (Eurostat).
  • Il Giappone è quasi piatto. Nel 2024 il mese più forte (agosto) ha pesato il 10,1% delle notti e il più debole (gennaio) il 6,9%. Le due serie non sono identiche per copertura (l'indagine giapponese e quella europea classificano le strutture in modo diverso): conviene confrontare la forma della curva, non i livelli.
  • Dentro lo stesso paese le differenze sono enormi. Fra le regioni europee la quota dei due mesi di punta va dal 66,0% della regione Sud-Est in Romania al 19% di Bucarest-Ilfov; in Italia dal 58,8% della Calabria al 21% del Lazio (Eurostat, dati 2024). In cinque regioni il mese più forte è febbraio, per la neve (fra cui Tirolo, Salisburghese e Vorarlberg in Austria); a Vienna è dicembre.

Per un approfondimento sull'Italia, regione per regione e con il confronto con l'Europa e il Giappone, leggi L'Italia è più stagionale dell'Europa?.

Residenti e stranieri hanno calendari diversi

Lo stesso territorio può avere due stagioni sovrapposte. In Croazia, nel 2025, il 69% delle notti degli stranieri è caduto nel terzo trimestre, contro il 23% di quelle dei croati in viaggio nel proprio paese (Eurostat). In Italia il picco degli italiani è agosto, quello degli stranieri luglio: nel terzo trimestre 2025 gli stranieri hanno fatto il 53,4% delle presenze (ISTAT, flussi turistici III trimestre 2025). Per chi organizza vuol dire che un mese «vuoto» per un pubblico può essere pieno per un altro.

Fuori dall'Europa: emisfero sud e paesi poco stagionali

Gli indicatori servono proprio a confrontare paesi con calendari diversi. Ecco tre casi, calcolati o letti con lo stesso metodo.

Argentina: l'estate a gennaio e una seconda stagione a luglio

L'istituto di statistica argentino (INDEC) pubblica ogni mese le notti trascorse negli alberghi e nelle strutture simili. Nel 2024 sono state 44.465.704. Il mese più forte è stato gennaio (5.680.116 notti, il 12,8% dell'anno), seguito da febbraio (4.939.392): è l'estate australe. Il più debole è stato maggio (2.361.519, il 5,3%). Luglio, con le vacanze d'inverno e la neve, è stato il terzo mese dell'anno (4.176.108) (INDEC, Encuesta de ocupación hotelera, novembre 2025, quadro 5).

Australia: il massimo degli arrivi è a dicembre

L'ufficio di statistica australiano (ABS) conta ogni mese gli arrivi di visitatori dall'estero per viaggi brevi, cioè sotto un anno. Nel 2025, nella serie originale, sono stati 8.937.390: il mese più forte è stato dicembre (1.036.660), seguito da novembre (831.170); il più debole maggio (611.180) (ABS, Overseas Arrivals and Departures, tabella 1).

IndicatoreArgentina 2024 (notti)Australia 2025 (arrivi dall'estero)Unione europea 2025 (notti)
I due mesi di puntagennaio e febbraiodicembre e novembreagosto e luglio
Quota dei due mesi di punta23,9%20,9%31,2%
Quota dei tre mesi di punta33,3%29,7%42,2%
Gini0,1320,0750,249
Mesi vuotinessunonessunonessuno

Calcoli della redazione sui dati INDEC, ABS ed Eurostat, con le convenzioni descritte sopra. Due lezioni:

  • Due stagioni abbassano il Gini. L'Argentina ha un picco d'estate e uno d'inverno: le notti si dividono fra due periodi e il Gini resta basso anche se gennaio pesa molto. È il caso in cui il Gini da solo racconta un anno più «piatto» di quanto sia; guardare quali sono i mesi di punta evita l'equivoco. Residenti e non residenti hanno avuto lo stesso picco a gennaio e febbraio, ma per i non residenti il secondo blocco forte è stato novembre-dicembre (956.827 e 979.117 notti) più che luglio.
  • Arrivi e notti non sono la stessa cosa. In Australia si contano arrivi alla frontiera, non notti in albergo: l'ABS precisa che queste statistiche contano gli attraversamenti della frontiera, non le persone, quindi chi entra due volte conta due volte. E chi arriva a dicembre può dormire nel paese anche a gennaio. Gli arrivi dicono quando la gente parte per venire, le notti dicono quando c'è: le due curve si somigliano, ma non coincidono, e non vanno messe nella stessa colonna senza dirlo.

Stati Uniti, Messico, Colombia, Corea: anni più regolari

Per molti paesi fuori dall'Unione europea manca una serie mensile delle notti confrontabile con quella Eurostat. L'OCSE, nel rapporto del 2026, ha però confrontato i suoi membri con la quota dei tre mesi di punta: Giappone (28%), Messico, Stati Uniti e Colombia (29%) e Corea (30%) sono fra i meno stagionali, e il rapporto lo collega a un'offerta meno dipendente dal clima, con viaggi di lavoro, turismo urbano e attività culturali tutto l'anno. Lo stesso rapporto avverte che, senza dati più fini per regione o città, queste medie nazionali possono nascondere differenze locali importanti (OCSE, 2026). Un paese poco stagionale può avere località costiere o di montagna molto stagionali.

Perché destagionalizzare è più difficile di quanto sembri

Nelle strategie pubbliche la destagionalizzazione compare di continuo. L'OCSE, nel rapporto sulle tendenze e le politiche del turismo del 2024, osserva che molte risorse vanno al turismo d'affari (riunioni, incentivi, congressi, fiere) «anche per affrontare la stagionalità», che le destinazioni ad alta stagionalità di montagna e di costa cercano di allungare la stagione «per esempio con eventi e festival», e che le organizzazioni di gestione delle destinazioni promuovono una distribuzione dei turisti nel tempo e nello spazio con risorse umane e finanziarie spesso limitate (OCSE, Tourism Trends and Policies 2024).

Lo stesso rapporto mette un limite chiaro: modificare l'offerta per allungare la stagione «non è praticabile per tutte le destinazioni». E aggiunge un fattore nuovo: inverni più caldi accorciano la stagione dello sci, mentre le ondate di calore possono rendere meno attraenti i periodi di punta tradizionali e spostare visite in altri momenti (OCSE, 2024).

Alcuni esempi di obiettivi dichiarati, citati dall'OCSE:

  • Croazia: la strategia per il turismo sostenibile al 2030 ha fra le priorità l'allungamento della stagione.
  • Portogallo: la Strategia 2027 punta a ridurre il proprio indice di stagionalità dal 36,3% al 33,5%.
  • Francia: il piano Destination France punta ad allungare la stagione verso un turismo «delle quattro stagioni».
  • Canada: attirare più eventi internazionali come motore di viaggi in tutte e quattro le stagioni.

E un punto di metodo che vale per tutti: più notti in ottobre non significano necessariamente notti nuove. Una parte può essere domanda che si sposta da agosto, come mostra l'esempio svolto sopra. È una buona notizia per chi d'estate rifiuta clienti e d'inverno chiude, ma non è una promessa di crescita, e va misurata con un confronto onesto.

Le leve più citate, e che cosa serve sapere di ognuna

LevaChe cosa si faChe cosa verificare prima
Eventi e festival fuori dal piccoDare un motivo di viaggio con una data certa nei mesi deboliChi viene davvero (residenti, escursionisti, turisti che dormono), se le strutture sono aperte quella settimana, se l'evento si sovrappone ad altri
Turismo d'affari e congressiRiunioni, incentivi, congressi e fiere, che seguono il calendario lavorativoSale, trasporti e posti letto disponibili nelle settimane scelte
Mercati con calendari diversiPubblici di altri paesi o con altre ferieI dati per residenza: quando arrivano già oggi, non quando vorremmo
Offerta che non dipende dal climaCultura, enogastronomia, cammini, benessereChe i servizi di base (ristoranti, trasporti, informazioni) restino aperti
Distribuzione nello spazioSpostare una parte dei flussi dai luoghi più affollati a quelli viciniChe i luoghi alternativi abbiano capacità e servizi

Se vuoi passare alla pratica dal lato di chi organizza, la guida Organizzare un evento in bassa stagione spiega come scegliere la data, verificare i servizi aperti e misurare che cosa è successo dopo.

Gli errori più comuni quando si parla di stagionalità

  1. Confrontare anni con definizioni diverse. In Italia, da gennaio 2025, le statistiche includono anche gli alloggi privati in affitto gestiti in forma non imprenditoriale: ISTAT avverte che questo genera discontinuità nelle serie extra-alberghiere e nei totali (ISTAT, descrizione del dataflow mensile). Nei dati Eurostat le notti in Italia passano da 466 a 535 milioni fra il 2024 e il 2025: un salto che va letto con questa avvertenza, non come crescita.
  2. Usare un solo indicatore. Cipro ha un Gini più alto della Francia nel 2025 (0,340 contro 0,291), ma una quota di luglio e agosto più bassa (29,6% contro 36,0%): la sua stagione è lunga, ma l'inverno è molto debole (calcolo della redazione su Eurostat tour_occ_nim). Gli indicatori vanno letti insieme.
  3. Dimenticare l'anno di riferimento. I dati ufficiali escono con mesi di ritardo. Ogni tabella deve dire a quale anno si riferisce e quando è stata letta.
  4. Prendere gli anni della pandemia come base. Il 2020 e il 2021 sono anni anomali per qualunque confronto.
  5. Attribuire a un evento una variazione senza un confronto con un periodo o un luogo simile senza evento.

I limiti dei dati: che cosa i numeri non vedono

Ogni indicatore di questa guida è buono quanto i dati da cui parte. Prima di usare una cifra in una riunione, in un piano o in una domanda di contributo, controlla questi sette punti.

  1. Chi è dentro la rilevazione e chi no. Nell'Unione europea gli Stati possono escludere le strutture con meno di dieci posti letto, e gli Stati che pesano meno dell'1% delle notti dell'Unione possono alzare la soglia a venti (Eurostat, metadati delle statistiche sulle strutture ricettive). In una località piccola, fatta di case vacanza e affittacamere, una parte dell'offerta può mancare.
  2. Chi non dorme in una struttura ricettiva. Escursionisti in giornata, ospiti di amici e parenti, proprietari di seconde case: le statistiche delle strutture non li vedono. Per molti eventi locali sono la maggior parte del pubblico.
  3. Arrivi, notti, attraversamenti di frontiera. Sono tre misure diverse, come mostra il caso australiano. Confronta sempre la stessa misura, e scrivi quale.
  4. Serie originale o destagionalizzata. Molti istituti pubblicano la stessa serie in tre versioni: originale, destagionalizzata e di tendenza (l'INDEC le mette in tre colonne affiancate). Per misurare la stagionalità serve solo la serie originale: le altre due hanno tolto proprio l'andamento dei mesi.
  5. Dati provvisori e revisioni. L'ultimo mese pubblicato è spesso provvisorio: l'istituto di statistica cileno lo scrive in nota a ogni bollettino (INE Cile, bollettino di dicembre 2025). Eurostat chiede agli Stati i dati mensili entro sei settimane dalla fine del mese (Eurostat): un anno completo si calcola, al più presto, a metà febbraio dell'anno dopo, e qualche cifra può ancora cambiare.
  6. Serie che cambiano o si interrompono. In Italia, dal 2025, entrano nelle statistiche anche gli affitti privati non imprenditoriali (lo spiega il primo degli errori comuni, qui sopra). In Argentina l'INDEC ha annunciato, a gennaio 2026, che il rapporto sulle notti di novembre 2025 è l'ultimo con lo schema in uso: con la fine del finanziamento dell'autorità nazionale del turismo, l'indagine sarà riorganizzata e la diffusione riprogrammata (INDEC, gennaio 2026). Chi segue una serie nel tempo deve sapere che un salto può venire dal metodo, non dal turismo.
  7. Classificazioni diverse fra paesi. L'indagine giapponese e quella europea classificano le strutture in modo diverso, e lo stesso vale per quasi ogni coppia di paesi: si confronta la forma della curva, non i livelli.

Restano tre cose che nessun indicatore di stagionalità dice: se la domanda in bassa stagione è nuova o spostata (lo mostra l'esempio svolto), che effetto ha il picco sulla vita dei residenti e quanto costa a chi gestisce i servizi. UN Tourism inserisce la stagionalità in un quadro più ampio di indicatori economici, sociali e ambientali proprio per questo.

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Play the Event tiene insieme due cose che di solito stanno separate: gli strumenti per organizzare un evento e il lavoro sui mesi vuoti di un territorio. Oggi trovi guide come questa, con ogni numero legato alla sua fonte, e strumenti gratuiti che spiegano come calcolano. L'analizzatore dei trend stagionali indica sui tuoi dodici valori mensili il mese di picco e quello più basso; la stagionalità dei tuoi dati calcola sugli stessi dodici valori la quota dei mesi di punta e il Gini, come nell'esempio sopra, e il termometro della stagionalità di una provincia mostra mese per mese i dati ISTAT di una provincia italiana confrontati con l'Unione europea.

Associazioni e organizzatori possono già creare un evento e, se è pubblico e ha una sede, farlo comparire sulla mappa degli eventi del sito (per le associazioni). Per strutture ricettive, ristorazione, comuni e DMO non c'è ancora una funzione dedicata: la stiamo costruendo e vogliamo farlo con chi ci lavora. Strutture ricettive e comuni e DMO: raccontaci come lavori.

Per le parole tecniche usate qui (notti, arrivi, permanenza media, tasso di occupazione, mesi di spalla) c'è il glossario della destagionalizzazione.

Fonti

Tutte le fonti sono state consultate il 1° ottobre 2026. I calcoli su dati Eurostat, Japan Tourism Agency, INDEC e ABS sono della redazione di Play the Event, con il metodo descritto nel testo.

  1. Measuring the Sustainability of Tourism (MST): Proposals for a set of indicators - UN Tourism (allora UNWTO), 2023 (settembre). Consultato il 1° ottobre 2026.
  2. UN Adopts a New Global Standard to Measure the Sustainability of Tourism - UN Tourism, 2024 (5 marzo). Consultato il 1° ottobre 2026.
  3. International Recommendations for Tourism Statistics 2008 - Nazioni Unite e UN Tourism (UNWTO), 2010. Consultato il 1° ottobre 2026.
  4. OECD Tourism Trends and Policies 2024 - OCSE, 2024. Consultato il 1° ottobre 2026.
  5. Seasonality in the tourist accommodation sector - Eurostat, Statistics Explained, 2026 (dati estratti a maggio 2026). Consultato il 1° ottobre 2026.
  6. Tourism statistics - seasonality at regional level - Eurostat, Statistics Explained, 2025 (dati 2024, estratti a novembre 2025). Consultato il 1° ottobre 2026.
  7. Nights spent at tourist accommodation establishments - monthly data (tour_occ_nim) - Eurostat, aggiornato il 1° ottobre 2026. Consultato il 1° ottobre 2026.
  8. Glossary: Nights spent - Eurostat, Statistics Explained, consultato nel 2026. Consultato il 1° ottobre 2026.
  9. Glossary: Arrival of tourist at a tourist accommodation establishment - Eurostat, Statistics Explained, consultato nel 2026. Consultato il 1° ottobre 2026.
  10. Glossary: Net occupancy rate - Eurostat, Statistics Explained, consultato nel 2026. Consultato il 1° ottobre 2026.
  11. Glossary: Seasonal adjustment - Eurostat, Statistics Explained, consultato nel 2026. Consultato il 1° ottobre 2026.
  12. 宿泊旅行統計調査 (2024年・年間値(確定値)) - Overnight Travel Statistics Survey, 2024 annual confirmed values - Japan Tourism Agency (観光庁), 2025 (27 giugno). Consultato il 1° ottobre 2026.
  13. Movimento dei clienti negli esercizi ricettivi per tipo di esercizio - mensili (dataflow 122_54_DF_DCSC_TUR_3, descrizione) - ISTAT, consultato nel 2026. Consultato il 1° ottobre 2026.
  14. Flussi turistici - III trimestre 2025 - ISTAT, 2025 (3 dicembre). Consultato il 1° ottobre 2026.
  15. OECD Tourism Trends and Policies 2026 - OCSE, 2026 (approvato il 17 giugno 2026). Consultato il 1° ottobre 2026.
  16. Encuesta de ocupación hotelera. Noviembre de 2025 - INDEC (Instituto Nacional de Estadística y Censos, Argentina), 2026 (20 gennaio). Consultato il 1° ottobre 2026.
  17. Overseas Arrivals and Departures, Australia, July 2026 (Table 1: Total movement, arrivals) - Australian Bureau of Statistics, 2026 (11 settembre). Consultato il 1° ottobre 2026.
  18. Encuesta Mensual de Alojamiento Turístico (EMAT), diciembre 2025 - INE (Instituto Nacional de Estadísticas, Cile), 2026 (2 febbraio). Consultato il 1° ottobre 2026.
  19. Tourist accommodation (tour_occ) - Reference metadata - Eurostat, 2024 (29 gennaio). Consultato il 1° ottobre 2026.

Domande frequenti

La quota dei due mesi di punta: le notti dei due mesi più forti divise per le notti dell'anno. Eurostat la usa per confrontare le regioni europee. Con dodici mesi uguali vale 16,7%; più sale, più l'anno è concentrato.

Ordina le dodici cifre mensili dalla più piccola alla più grande, moltiplica ciascuna per (2 × posizione - 13), somma i prodotti e dividi per 12 volte il totale annuo. Vale 0 se tutti i mesi sono uguali.

No. Il Gini scende sia quando una parte delle notti si sposta dal picco ad altri mesi, sia quando si aggiungono notti nuove fuori stagione. Per distinguere i due casi serve guardare anche i totali e fare un confronto con un periodo o un luogo simile.

Con cautela. Da gennaio 2025 ISTAT include anche gli alloggi privati in affitto non imprenditoriale, e avverte che questo genera discontinuità nei totali. Per le variazioni conviene usare la serie degli alberghi o restare al 2024.

Mettilo in pratica

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